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Ferramosca

Annamaria (Tricase), poetessa, vive a Roma, dove accanto all’attività letteraria esercita la propria professione. Di formazione umanistica, ma da sempre curiosa delle scienze, sceglie di laurearsi in Scienze biologiche a Siena e di specializzarsi poi in Scienza dell’Alimentazione a Roma. Scrive e legge compulsivamente poesia fin dall’adolescenza, ma inizia a pubblicare molto tardi, su sollecitazione del poeta Plinio Perilli, che introduce e presenta la sua prima raccolta nel 1999: Per un’esigenza personale di elaborazione e selezione di una pur incessante produzione, la pubblicazione delle sue raccolte segue un passo volutamente lento.

Ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Il versante vero (1999, con introduzione di Plinio Perilli, premio opera prima “Contini-Bonacossi 2000”), Porte di terra dormo (2001, plaquette), Porte / Doors (2002, in versione bilingue, con prefazione di Paolo Ruffilli, versione inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti, premio “Forum 2003”), Paso doble (2006, coautrice Anamaría Crowe Serrano, tr. di Riccardo Duranti), Curve di livello (2006, premi: 2006: "Città di Castrovillari-Pollino", "Violetta di Soragna", "Astrolabio"), Other Signs, Other Circles. A selection of Poems 1990-2009 (2009, introduzione e traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano).

Suoi testi ed interventi critici sulla sua scrittura sono apparsi sulle riviste: Poesia; Poiesis; Hebenon, La Mosca di Milano; La Clessidra; L'Immaginazione; Le voci della luna; Il Fiacre; Noi donne; Freeverse; World Literature Today e in antologie: "L'altro Novecento" (1999); "Appunti critici" (2002); "Poeti italiani verso il nuovo millennio" (2002); "Inverse" (2006); "Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea" (2008).

Sulla sua produzione poetica hanno scritto: G. Bárberi Squarotti «Ho letto Curve di livello con partecipazione e ammirazione. È una scrittura poetica fattasi sempre più fervida e intensa, fra visionarietà, invenzione e riflessione, con scatti, a tratti, di appassionata protesta davanti agli orrori ed errori della storia. Con testi di profonda rappresentazione di luoghi, personaggi, stupori, davvero bellissimi. (2006)» «Il versante vero mi ha colpito particolarmente, per invenzioni e visioni ...davvero esemplare per sapientissimo e persuasivo ritmo. (1999)»; M. Bettarini «…mi è piaciuta la sottile, vibrante intensità di questo libro.»; M.G. Calandrone «[Curve di livello] …chiudiamo il libro avendo attraversato la densità di un'esperienza certamente adulta, pagine nelle quali si assume su di sé il tempo e il suo portato di scenari con energia e leggerezza e che hanno dietro l'eco della grande poesia, da Leopardi a Saffo al già citato Rilke. (La Mosca di Milano, 2006 )»; L. Canducci «Alla base di tutta la nuova raccolta [Porte / Doors] è l'importanza della parola, del bisogno di comunicare come un continuo rinascere attraverso l'incontro con l'altro. È la parola poetica quella che fa vivere. L'Autrice ne è consapevole e se ne avvale con passione, con valenza formale e pensiero evoluto, creatività immaginifica e fluida continuità espressiva, tutti elementi induttori di profondo coinvolgimento. La base culturale scientifica è resa personale armonizzata con la scrittura poetica, come rappresentazione del proprio Sé, della propria parte creativa, della propria molteplice interiorità. (2002)»; D. Cara «Il Versante che mi ero augurato di pubblicare io stesso… Tra gli esordienti di questo periodo credo sia la migliore in toto. Sebbene la poesia non abbia paradisi da far scorgere ad alcuno o far godere a qualcuno nell'interrogazione pubblica o segreta, l'itinerario che porta ad essa è 'paradiso' e l'a. sostanzialmente scova posizioni aperte di sguardo privato, un disarmato e lieto disordine, un laboratorio di esiti mai impazzito e neanche neoelegiaco, ma un duttile esporsi all'assedio (e alla pista) del proprio essere, così come in una solitudine di estri distesi.»; M. Carlino «[Curve di livello] … perché i segni realizzino il processo di traghettare il tempo, quindi continuare a determinare la storia, a segnare il percorso, a non arrendersi di fronte alla storia dicendola, per dir così impossibile o finita, occorre che la parola poetica recuperi questo suo compito e questa sua realizzazione, attraverso la componente mitica. In due accezioni: il confronto con il mito e quindi con le parole consegnate al mito che ci provengono dalla nostra civiltà occidentale; e occorre d’altra parte, per problematico che sia questo suo tentativo, per destinato che sia a risultati soltanto parziali o temporanei, che la poesia non smetta una sua tensione anche utopica a farsi mitopoiesi, cioè a costruire il mito, a isolare cioè la figure che tratta, i personaggi che schiude, le dimensioni che rappresenta, a presentarcele con quel nitore, quella dimensione definita, che ovviamente è del mito, come figure che in qualche modo si presentano per essere consegnate alla nostra memoria. E questa mitopoiesi, con tutto ciò che la mitopoiesi significa su un piano culturale come attraversamento e confronto con le culture, con la tradizione, è un tratto distintivo della poesia di F. (2006)»; A. Casadei «[Curve di livello] F. riesce molto bene negli accostamenti di campi semantici e metaforici lontani, con incursioni in ambiti tra mito e inconscio, che vivificano descrizioni di luoghi e situazioni. (2006)»; S. Costanzi «Una presenza attenta al largo scenario che si snoda all'imprecisione inerme dei nostri sensi, il richiamo ad una consapevolezza diversa. La poesia della F. è quello sguardo diverso, aderente, che taglia la velocità, il tempo, le urgenze fittizie e scopre profondità che non si vedono. Una ricerca interessante tra emozione civile e personale.» (da: Inserto "Romac'è" de "la Repubblica", 16 giugno 1999); S. Demarchi «Con grande abilità e scioltezza versificatoria, attraverso componimenti generalmente lunghi ma fluenti come torrente in piena, la poetessa affronta e svolge i temi più vari ... emozioni e riflessioni si alternano in un gioco vario di associazioni analogiche e nel duttile uso della parola con cui l'a. rispecchia le sollecitazioni che le vengono dall'esterno e dalla propria ricca interiorità.»; D. Di Stasi «Con lucida coscienza l'a. percorre i gradi dell'esperienza spirituale e determina il suo alto grado di percezione della realtà. Il risveglio coglie i vuoti dell'illusione: da un lato l'oscurità della solitudine, dall'altro la policromia del mondo. Il soggetto lirico non è mai l'io, ma il personaggio collettivo che raccoglie tutti i linguaggi, li contamina e crea una lingua onnicomprensiva. La scrittura di F., passando per Cervantes e Prévert, appare spoglia, crudele, ironica, amara, gioiosa. Aderisce alle cose totalmente e aspetta la loro dionisiaca epifania.»; V. Esposito «Una voce validissima, collocabile tra l’antico e il nuovo, riconducibile - cioè - a quella linea “mediana” che personalmente prediligo. (2006)»; S. Folliero «[Curve di livello] …una delle più affascinanti scritture poetiche di questi ultimi anni: le ragioni emergono potenti dalle pagine di questa raccolta. L’a. percorre un cammino fatto di dispersioni e desideri, attraversa luoghi, visitati con gioia, che non sono diafani ma concreti, mentre invece leggero e giovane è l’io che guida e gusta ciò che vede e percepisce. E lo fa incidendo nel nostro spirito e nella cultura contemporanea. E’ questa una poesia densa di elementi esistenziali, psicologici, etici, poesia che paradossalmente rivela la prevalenza della ragione; il pianto del mondo non sommerge l’a. poiché lei è consapevole che il suo vestimento psichico è fatto delle densa materia sacra e profana delle parole. (Hebenon, n 7-8/06-07)» «Il Versante vero è – a mio parere – il libro degli eventi, delle emozioni, del senso sotterraneo della vita, della voce dell'essere. È il libro di poesie che più mi ha colpito in questi mesi. …Leggendo tutta la raccolta si ha la certezza di una struttura solida fortificata da un'emozione intensa. … L'io poetante, robusto, non teme e non tesse fragili tele ma alza contrafforti che sfidano il tempo, si scinde in penetrante sguardo che va ben oltre il presente … aleggia un senso di altezza e di mistero … questa poesia pone delle basi di ricerca importanti e forse temibili, dato che essa vuole squarciare i veli di alcuni misteri… Il Versante vero ci fa capire che forse la poesia del XXI secolo potrà essere alquanto diversa da quella novecentesca.» (1999); L. Lanza «[Curve di livello] Tutte poesie di elevato livello, quelle di F., che meritano di essere analizzate partitamente con grande attenzione. anzi, con amore e stupefazione, oserei dire. Anche per un particolare molto significativo: l’assoluta mancanza di punti fermi, a introdurre le maiuscole di inizio periodo. Dunque la capacità della poeta di assecondare, meglio, di lasciarsi misticamente andare al flusso delle voci che scorre inarrestabile così da ricreare richiami, echi continui, non interrotti, non franti. (2006)»; M.G. Lenisa «[Curve di livello] Una cosmicità del poetare che non annulla i riferimenti spazio-temporali; il Mediterraneo sognato e posseduto assume una dimensione di metafisica vitalità, è Creta, ma anche una Roma insolita. I luoghi si narrano attraverso le visioni, sono cantati dagli occhi attenti dei vari protagonisti odierni, talvolta senza un’identità precisa, personaggi virtuali e corali; è un Mediterraneo solcato perciò anche dai novelli Ulisse dei conflitti etnici, religiosi e della globalizzazione, ma ad ogni buon conto parte di una geografia spirituale, non un semplice transito. (Punto D’Incontro, n.3-4/06)» «Paso doble ha un valore non solo letterario, ma nobilmente politico, come se la torre di Babele fosse caduta e parlassero gli occhi di tutte le lingue e di tutte le razze. Un punto alto della storia della donna e dell’essere, sia pure in utopia di lingua universale.(2006)» «Bellissimo libro, questo Porte / Doors, che tiene alta la mediazione tra ispirazione ed esperimento. Scrittura composita, originale, con quel tipo di apporto 'vergine' di cui è capace chi entra in letteratura da una porta 'diversa'. Poesia della scienza e scienza della poesia qui sembrano fondersi. Pregevole il lavoro di traduzione inglese, di certo non facile per un linguaggio così estroso e mobile, che aggiunge 'nuove ali' a questa poesia. (2002)» «F. ha proprio una vocazione autentica ed è già in possesso di un linguaggio unico. Sono rimasta colpita dall'equilibrio di contenuto e forma. Le sue poesie sono energiche e lasciano un segno.»; D. Maffia «…questa, di Porte, è una poesia che appare come sfumata dalla presenza di una scientificità che tiene lontana la passionalità: tutto è filtrato attraverso un'alchimia della parola, tanto da far emergere addirittura qualcosa di liturgico, che nasce da echi profondi, lontanissimi. (2002)» «Questa poesia è sapiente, consapevole che per dire meglio e più basta suggerire. Il Versante vero va segnalato dunque con forza e non come una promessa, ma come una realtà che ha già una sua forte e decisa identità, una sua voce autentica e compatta.(2000)»; I. Mugnaini «F. ha saputo proporre con questa nuova, convincente opera poetica Curve di livello uno scandaglio ampio e incisivo del mondo. Ha saputo oscillare con moto isocrono tra la concretezza dei dati di fatto dell'essere e quell'aspirazione, ugualmente solida, a crearsi una "mitologia del quotidiano". I luoghi d'elezione, gli incontri, le presenze, le assenze, la comprensione dell'incomprensibile. L'attimo breve che dà senso, o speranza di senso, al tutto. Questo libro è un utile e ispirato "manuale di volo" da leggere prima, dopo e durante i tentativi di decollo e di atterraggio sui suoli sassosi del nostro tempo. (vicoacitillo.it, 2006)» «È sicuramente arricchente seguire le domande consapevoli e armoniose che Annamaria Ferramosca pone a se stessa e a chiunque sappia ascoltarle e farle proprie, penetrando passo dopo passo all’interno delle “Porte” che dischiudono il dispiegarsi nel verso e nel pensiero del suo solido e accattivante universo poetico. (2002)»; P. Perilli «Tutta la costruzione interiore e insieme l'architettura lirica della F. lancia 'un ponte comprensibile' fra l'introiettato e il fenomenico, esalta la realtà tutta a 'parabola comune' – insomma reclama e varca lo stesso 'limite d'ali' del nostro appello e della nostra risposta di poesia. Forbita e salda la struttura di questo libro d'esordio… In un'altalena di visualizzate emozioni liriche che vanno dall'apostrofe civile al ricordo danzante della 'pizzica' salentina… Insomma, mai come in queste pagine il poeta è intensamente alle prese con i suoi forti doveri e diritti di solidarietà, nel rito espressivo e soprattutto nel gesto intellettuale di consapevole, affinato rappresentante e dunque testimone privilegiato della realtà.» (dall'introduzione); D. Raimondi «F. si riconferma una delle voci più potenti della poesia italiana contemporanea. Una voce sicura che, allo stesso tempo, unisce grande delicatezza e sorprendente forza descrittiva. Una poesia che riesce a penetrare a fondo, a scavare fino a trovare la matrice, la musica della parola, la radice più vera.»; A. Rienzi «Il mondo, osservato appassionatamente da F. per sensi e simboli, miti e cronache, in tutte le latitudini possibili, sceglie per mostrarsi la vis della parola, scolpita come una cicatrice. Di questo tramite F. si assume, assolvendoli con merito, tutti gli oneri, anche estetici ed etici, elevando la propria parola narrante al rango privilegiato di autentica parola poetica.»; M. Rizzo Spasaro «...una voce suggestiva, già riconoscibile con il suo stile saldo e personale, un itinerario tematico che si sviluppa in versi distesi e intensi, una sintassi che non si concede ad incontrollati sperimentalismi, una poesia densa di visività. ...un'opera di sicuro valore, sostenuta da un pensiero che ai bordi della scrittura interroga l'oltranza, lungo il 'versante vero', quello del 'logos', della conoscenza.»; E. Salvaneschi «[Curve di livello] Quello di F. è un linguaggio colto, talora felicemente culto, dai contenuti “forti”. Ma ciò che importa è la lucidità di passione mitico-storica, in cui le parole hanno un peso scabro e autentico. (2006)»; F. Scotto «...di Porte / Doors apprezzo la globale solidità d’impianto, l’uso melico di canto e controcanto, l’originale punto di vista levato su luoghi, esperienze, incontri. Altro tratto peculiare è un’interessante ricerca dell’ibridazione tra i linguaggi letterario e scientifico, elemento di sicura modernità della raccolta, non a caso tesa ad aprire “porte” da un ambito all’altro, per essere passaggio. (2002)»; V. Serofilli «In questa raccolta i suggestivi graffiti di ipotetiche grotte di Lascaux “traghettano” il tempo come sulle pagine la scrittura, in un abbattimento di barriere spazio-temporali come solo la magica forza del poiein sa operare.»; F. Simonelli «Porte/Doors è un'opera che si presta a una lettura a più livelli, dolce ed energica a un tempo, dotata di grande efficacia e piena di attenzione per il lettore. (dalla rivista "Poesia", settembre 2002)» «…la forte vena descrittiva, la grande capacità evocativa, la misurata ricerca semantico- neologica. Non si tratta però solo di una tecnica raffinata nel tempo e utilizzata con intelligenza. È invece una sorta di particolare comunanza, una specie di pathos zen che l’autrice sente con il mondo e dal mondo (da quello esteriore e da quello interiore) pretende. Il versante vero è una sorprendente opera prima.» (dalla rivista "Poesia", ottobre 1999); D. Valli «Questa scrittura ha qualcosa di ancestrale e di cosmico per cui si espande fino a comprendere ogni manifestazione della vita ordinaria, anzi ne diventa l'intima giustificazione, la tessitura che lega 'le tracce e i fuochi'. Ecco, questa sublimazione della prassi del vivere è il fulcro di questa poesia. (1999)» oltre a molti altri.

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La dimora del tempo sospeso
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Annamaria Ferramosca
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