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Ci scrivono

Con questa rubrica vorremmo, se ci riusciremo, dare qualche risposta ai molti interrogativi che spesso gli autori ci pongono. Se non verrà autorizzata preventivamente la pubblicazione del nome dello scrivente, la redazione pubblicherà solamente l'indicazione "lettera firmata" e la provincia. Rimane a discrezione della redazione la pubblicazione delle lettere. Leggi le brevi regole a cui ci atterremo.


16 - (20.11.2009) Da un'ipotetica e molto interessante 'auto-intervista' di Alberto Liguoro.

A un certo punto dell'intervista, a proposito dell'utilità di avviare una Newsletter da parte di Literary, Alberto Liguoro sottolinea che sarebbe utile. Non nascondo che qualche anno fa ci avevamo pensato e poi abbiamo soprasseduto per un motivo molto semplice: riceviamo tutti quotidianamente una grande quantità di mail perlopiù "mail spazzatura" e con difficoltà riusciamo a dividere il grano dal loglio per cui non ci sembrava, e non ci sembra ancor oggi, utile mischiarci in questa massa di mail spesso indesiderate. Riteniamo che la quantità di materiali letterari e di informazioni presenti in Literary siano già un elemento a disposizione degli autori, siano un elemento al quale gli autori accederanno secondo le loro esigenze o i loro desideri. In sintesi non vogliamo 'disturbare' gli autori pubblicizzandoci, siamo già così tanto conosciuti, e lo rileviamo dai dati che ci forisce settimanalmente il provider, che non abbiamo bisogno di segnalare la nostra presenza, che, senza falsa modestia, riteniamo ormai quasi istituzionale.


15 - (04.08.2009) Ho visto che dall'anno prossimo (2010) i costi dell'abbonamento aumenteranno. Vorrei sapere se gli aumenti riguardano anche i vecchi abbonati. (lettera firmata @ Firenze)

I contratti stipulati con gli abbonati in scadenza, con tacito rinnovo, al 31 dicembre 2009, vedranno il rinnovo al costo di 40 euro come era l'impegno all'atto dell'accettazione contrattuale. Pagheranno anche nei prossimi anni sempre 40 euro all'atto dei rinnovi a venire. Gli autori che si abboneranno dal 1° gennaio 2010 rinnoveranno l'abbonamento per il 2011 e gli anni successivi sempre al costo stabilito inizialmente stabilito dal contratto di 60 euro l'anno.


14 - (30.04.2009) Giorno or sono mi sono imbattuta in un articolo di Armando Torno (Corriere della Sera) dal titolo "Tutti scrittori, ecco i libri fai da te" dove scrive che «occorre più tempo per distribuire un libro che per editarlo» e riprendendo una dichiarazione di Giuliano Vigini (fondatore della Editrice Bibliografica) «la produzione di opere cartacee è continuamente in aumento e costa sempre meno», in pratica, continuava Torno, si sta arrivando a un utilizzo domestico del libro al quale si sta avvicinando anche l'editoria universitaria. Ecco, vorrei conoscere cosa ne pensate voi. (M.R. V. @ Torino)

E' indubbio, ma questo forse l'abbiamo già detto in altre occasioni, che stiamo vivendo un periodo che passerà alla storia come rivoluzionario e anche se le novità di questi ultimi 15/20 anni ci appaiono cose del tutto normali, suggerisco sempre di immaginare il ritorno del 'nonno' e vedere in lui l'effetto che farebbe trovarsi circondato dai telefonini, dai computer etc. Allo stesso modo non poteva non rimanere contagiato il mondo dell'editoria. Si pubblica moltissimo e magari si legge poco, ma è proprio dal 'molto' che la storia potrà un giorno far emergere l'opera d'arte. Quando Svevo, Pound e Verga (e molti altri oggi famosi autori) hanno pubblicato le opere a proprie spese l'hanno fatto convinti di poter dire e dare qualcosa di nuovo rispetto a quanto veniva prodotto nel loro tempo. Hanno scommesso su sé stessi, non tanto per motivi economici perché tutti i grandi del mondo della letteratura a stento o per nulla vivevano dai proventi delle loro opere. Oggi come ieri non credo che sia cambiato qualcosa, forse sì, però, oggi è più facile agli autori accedere alla pubblicazione. E se questo vantaggio ha anche un rovescio della medaglia fatto di illusioni, dobbiamo convivere con tutte le contraddizioni che ci circondano.


13 - (16.10.2008) «La poesia è l'arte di usare, per trasmettere il proprio messaggio, tanto il significato semantico delle parole quanto il suono ed il ritmo che queste imprimono alle frasi; la poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa. Una poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o, meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia; l'altra parte non è verbale, ma emotiva. Poiché la lingua nella poesia ha questa doppia funzione di vettore sia di significato sia di suono, di contenuto sia informativo sia emotivo, la sintassi e l'ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è utile ai fini della comunicazione complessiva. A questi due aspetti della poesia se ne aggiunge un terzo quando una poesia, invece che letta direttamente, viene ascoltata: con il proprio linguaggio del corpo ed il modo di leggere, il lettore interpreta il testo, aggiungendo una dimensione teatrale. Questo fenomeno, insieme alla parentela con la musica, viene sfruttato per esempio nei Lieder tedeschi, poesie sotto forma di canzone. Queste strette commistioni fra significato e suono rendono estremamente difficile tradurre una poesia in lingue diverse dall'originale, perché il suono e il ritmo originali vanno irrimediabilmente persi e devono essere sostituiti da un adattamento nella nuova lingua, che in genere è solo un'approssimazione dell'originale.»
Più oltre: «Il concetto di poesia oggi è molto diverso da quello dei modelli letterari; molta della poesia italiana contemporanea non rientra (o lo fa solo in senso lato) nelle forme e nella metrica tradizionali, e il consumo letterario è molto più orientato al romanzo e in generale alla prosa, spostando la poesia verso una posizione di nicchia. Tuttavia il quadro non è così negativo: nella degli ultimi anni il livello letterario dei testi si è alzato notevolmente, e molte canzoni possono essere considerate delle vere e proprie poesie musicate (sono i casi, ad esempio, dei cantautori Bob Dylan e Fabrizio De André).» Questo ho letto nella enciclopedia Wilipedia presente in internet, enciclopedia non di puntuale affidamento, ma questa voce mi sembra un buon punto di partenza. Cosa ne dice la vostra redazione?

(M.G. @ Napoli)

Quello che ci lascia un po' perplessi è quando leggiamo «...il consumo letterario è molto più orientato al romanzo e in generale alla prosa, spostando la poesia verso una posizione di nicchia» e ci piacerebbe raccogliere qualche opinione in merito.


12 - (26.06.2008) Nel riordinare la mia biblioteca sono incappato sul nr. 34 di "Punto di Vista" e ho ritrovato una mia missiva inviatavi nel  novembre del 2002, che riporto «Tempo addietro avevate scritto che questa rivista sarebbe stata pubblicata anche nel sito internet. Invece, dalla nuova riorganizzazione del sito ho visto che la rivista non andrà in rete. Perché?». La risposta che mi è stata data, confesso che non mi aveva convinto allora «...carta e internet sono due realtà molto diverse tra loro e quindi risulta improprio utilizzare internet semplicemente come un luogo dove trasferire un prodotto nato per un supporto diverso, la carta». Oggi a distanza di tempo e con una maggiore esperienza mi rendo conto che la vostra era un'affermazione lungimirante. Assodato il problema, vi chiedo: i testi degli autori pubblicati in internet beneficiano delle medesime tutele sul diritto d'autore che sono riservate alle pubblicazioni su libri e riviste?
P.C. @ Bologna

L'editore ha il dovere, nel momento che pubblica in qualsiasi forma, cartacea o multimediale, i materiali degli autori, di mettere in atto tutte le forme possibili di tutela e proprio a questo fine abbiamo voluto che "Literary" fosse registrato al Tribunale proprio come avviene per le riviste cartacee e quindi avesse un direttore responsabile iscritto all'Ordine dei Giornalisti. Nessuna forma di tutela ci potrà tutelare in toto da chi vuole plagiare dei testi, sia che essi siano stampati su carta che pubblicati in internet, però siamo nelle condizioni di legge per poter adire, qualora l'evento dovesse verificarsi, per vie legali al fine del pieno rispetto della legge.


11 - (10.06.2008) Ho notato, a differenza di quanto avviene nei blog dove le parole si sprecano a tal punto che si annullano a vicenda, che raramente vengono pubblicate lettere in questa rubrica. Perché?
lettera firmata, Firenze

Non pubblichiamo tutte le lettere che ci pervengono, ma solamente quelle che pongono quesiti di generale interesse e, comunque, non pubblichiamo lettere inerenti alle tematiche poetiche o comunque di critica letteraria perché non abbiamo titolo a rispondere. Ci limitiamo alle lettere che propongono quesiti di natura editoriale: problemi sulla distribuzione dei libri, sulla pubblicizzazione dei libri e degli autori etc. Rispondiamo su ciò che conosciamo.


10 - (20.03.2008) Ritiene che il libro morirà con lo sviluppo di internet?
lettera firmata, Varese

Se nella lettera qui sotto (09) ho esposto le mie personali previsioni riferite alle riviste,  un discorso diverso deve essere fatto per il libro. Il libro è per l'autore una tappa del suo percorso letterario e come tale fissa un punto di arrivo da cui ripartire. In questa prospettiva penso che il libro non morirà. Se un'ulteriore considerazione mi sento di proporre all'attenzione è relativa alla visibilità di questo libro una volta edito che, considerati i problemi distributivi delle piccole e medie case editrici, può ottenere una migliore visibilità proprio attraverso internet e proprio attraverso internet potrà avere maggiori possibilità anche di vendita, appunto perché più visibile.


09 - (18.03.2008) La vita letteraria dei poeti è senz'altro una vita molto difficile. Nessun editore è disponibile a investire su di noi. Le riviste stanno lentamente sparendo e lo comprendo dalle continue lamentele che gli stessi direttori espongono quasi in ogni numero. Mi convinco sempre più che noi poeti, se vogliamo essere conosciuti, dobbiamo migrare verso internet. E le gloriose pagine stampate da conservare nella nostra biblioteca (che tanto piacere davano al tatto e alla vista) che fine faranno?
lettera firmata, Perugia

Come ho detto in diverse occasioni "il mondo sta cambiando e noi dobbiamo cambiare con esso". Basterebbe solamente citare l'invenzione della stampa a caratteri mobili con J. Gutenberg verso la metà del Quattrocento e rendersi conto della portata rivoluzionaria che produsse. Oggi stiamo vivendo la nascita di un'altra grande rivoluzione, il mondo di internet che lega fra loro tutti i paesi della terra indipendentemente da qualsiasi confine fisico o politico. La visibilità che si raggiunge attraverso internet non può essere confrontata in termini quantitativi con la visibilità che si ottiene attraverso le riviste cartacee. La mia considerazione è limitata al confronto del ruolo che possono svolgere le riviste e il mondo di internet.


08 - (29.02.2008) Ho ricevuto numerosi riscontri alla poesia, a cui mi dedico da sempre con passione, che mi hanno incoraggiato a valutare la possibilità di poter pubblicare una raccolta personale. Premetto fin d'ora che non posso permettermi di contribuire economicamente alla pubblicazione, se non in forma minimale e/o con la cessione, in forma da concordare, dei diritti d'autore derivanti dalla pubblicazione.
lettera firmata, Padova

Inizio la mia risposta dall'ultima cosa che lei scrive "cessione dei diritti d'autore derivanti dalla pubblicazione". La chiave sta proprio qui: non ho ancora incontrato un poeta che sia rientrato dai costi di pubblicazione di una raccolta poetica. Sì, perché tutti i poeti che pubblicano lo fanno indistintamente a proprie spese. Qualche grossa casa editrice, per motivi diversi, pubblica le poesie di qualche poeta, noto o meno noti, ma lo fanno per mantenere la propria immagine in questo ambito letterario pur sapendo che non rientreranno dei costi di pubblicazione, ma loro possono...


07 - (28.01.2008) Molti amici e amiche poeti mi invitano ripetutamente a inserirmi nei blog. Le chiedo: ritiene che sia utile per farmi conoscere partecipare ai blog?
lettera firmata, Firenze

Sono diversi e contrastanti le opinioni sui blog, quindi mi è difficile tracciare un giudizio complessivo: in alcuni gli autori si scambiano opinioni, in altri pubblicizzano le loro produzioni o esprimono giudizi/recensioni sulle produzioni di altri autori. Mi piace rammentare ciò che scrisse anni fa il compianto Gilberto Coletto, quando ancora imperavano le riviste cartacee: "...la dimostrazione dell’arte letteraria si svolge in ambito più riservato – seppur diffuso – nelle riviste, finanziate perlopiù dagli stessi autori con abbonamento. Quindi noi pratichiamo la lettura di una piccolissima parte degli scrittori operanti." ... "C’è una letteratura editoriale e ce n’è un’altra vastissima dissipata nelle riviste, formata di scrittori dai quali la marginalità e la momentaneità è accettata e direi anche interiorizzata, tanto da conferire anche una particolarità al loro stile." In sostanza segnalava l'mpossibilità di una storicizzazione della produzione degli autori, appunto perché dissipata in strumenti, le riviste, che vengono di fatto lette da un numero sempre limitato di lettori. Segnare un'analogia con i blog non è così fuorviante anche se alcuni, pochi, sono gestiti bene. Il problema è che ormai sono talmente numerosi che nella stessa rete sono difficilmente reperibili e quindi anch'essi contribuiscono a una dissipazione letteraria.


06 - (30.11.2007) Nel sito *** dove sono inserita c'è scritto "non è consentito copiare..." e la cosa si riferiva anche a recensioni ai miei libri. In pratica, chi è il proprietario delle recensioni ai miei libri?
Annamaria Ferramosca, Roma

L'annotazione da lei riportatami non è impropria: proibisce la copia dei materiali presenti nel sito (o in una rivista). Il fine, in attuazione della legge sul diritto d'autore, è che siti impropri (di genere non letterario) o nuovi siti letterari possano arricchire il proprio archivio rubacchiando a destra e a manca materiali senza l'autorizzazione degli aventi diritto. Chi sono gli aventi diritto? Nel caso di recensioni: l'autore della recensione, l'autore del libro recensito, l'impresa editoriale proprietaria della rivista o del sito web. La recensione è un caso particolare perché, come abbiamo visto, concorrono tre figure aventi diritto. Su tutte predomina l'autore del libro il quale può utilizzare nei modi (letterari) che ritiene più opportuni le recensioni ai propri libri (inserendole nel proprio sito o in siti di sua scelta). L'unica condizione, definita anch'essa dalla legge, è che siano sempre citati: l'estensore della recensione, la rivista o sito web che per prima l'ha pubblicata e, nei limiti del possibile, l'informazione deve essere integrata dall'anno e il numero della rivista o nel caso di sito web dal mese e anno di pubblicazione. Il tema dei diritti d'autore è molto complesso, qui ne abbiamo esaminato solamente un aspetto.


05 - (27.11.2007) In una delle mie abituali passeggiate all'interno di Literary mi sono imbattuto nei materiali scritti in latino del prof. Carmelo Ciccia. La cosa mi ha molto incuriosito, sia perché mi ha riportato alla memoria il latino dei miei anni di liceo che per aver trovato all'inizio di questo terzo millennio in uso una lingua da più parti definita "morta".
A.T., Treviso

Penso che si dovrà sempre più rivedere la sbrigativa definizione di "lingua morta" quando si parla di latino, forse morta in Italia (ferocemente combattuta da buona parte del mondo culturale in questi ultimi cinquant'anni, ma soprattutto per motivi politici), ma ben viva sia nel resto d'Europa che in Cina, negli Stati Uniti e perfino nel Congo... non aggiungo altro.


04 - (25.10.2007) Ho letto giorni orsono gli allarmanti dai dell'Ipsos sui livelli di lettura degli italiani, nonostante che il mercato dell'editoria aumenti il proprio fatturato. In sintesi 29 milioni di italiani adulti su 48 milioni non legge nemmeno un libro l'anno e a supporto vengono citate alcune risposte: "leggere è sottrarre tempo ad altre attività importanti" o "mi impegno in attività divertenti" o "non voglio sprecare tempo" o "non leggo per non perdere tempo" e mi fermo per non intristirmi ulteriormente. Lei che è addentro al mondo dell'editoria cosa ne pensa?
C.R., Milano

Abbiamo letto anche noi la relazione dell'Ipsos, commissionata da una grande casa editrice italiana e forse da prendere non completamente come oro colato, ma comunque significativa. Non la ritengo così drammatica come molti la vogliono far apparire, considerato che il "mercato dell'editoria aumenta". Semmai si potrebbe fare qualche altra considerazione. Non credo che la percentuale dei lettori sia molto variata in questi ultimi 50anni, poco si leggeva negli anni Cinquanta e poco si legge anche oggi, basti pensare a quanti leggono i quotidiani, spesso sostenuti grazie a sovvenzioni pubbliche. L'aumento del mercato penso sia dovuto al fatto che chi compera libri oggi ne compera più di ieri. D'altro canto la società di oggi non è più quella di un tempo, le comunicazioni (telefonini e internet) hanno rotto i chiusi mondi agricoli o periferici e ci stiamo avviando (forse ne siamo già dentro) verso un nuovo rapporto con la lettura. So di molti giovani che hanno letto libri di grido, come a esempio "Il codice da Vinci", scaricandoli da internet e quindi gratuitamente senza spendere un soldo in libreria, tranquilli di poter buttare nel cestino il file se il libro non piaceva. Ecco, questa possibilità non è possibile col tradizionale libro cartaceo se non a un costo, appunto il prezzo di copertina. Forse proprio attraverso internet si avvierà una nuova stagione di lettura, gratuita, ma sempre lettura.


03 - (01.10.2007) ...m'informano che una rivista di *** ha pubblicato a mia insaputa la mia recensione al libro di ***, a suo tempo apparsa sul vecchio "Punto di Vista" e ora in rete in "Literary". Se da una parte tale comportamento mi lusinga, dall'altra mi spinge a chiedermi  se esso è diventato ormai prassi corrente o conserva invece una sorta di censurabilità. Non avendo la risposta giusta mi permetto di girare la questione...
Giorgio Poli, Pistoia

La questione non è facilmente dirimibile, per certi versi non è distante da quella posta nella lettera nr. 01. La sua recensione è stata stesa o su sollecitazione dell'autore del libro o della nostra redazione. In entrambi i casi, proprio perché la finalità era la pubblicazione sulle pagine di una rivista, strumento di divulgazione per eccellenza, essa diventa patrimonio comune al quale tutti hanno accesso. Le leggi in vigore obbligano chiunque (rivista, libro o sito web) intenda ripubblicarla a riportare le informazioni originarie di appartenenza: nome e cognome dell'autore della recensione, nome della testata o del sito web che l'ha pubblicata, indicando il numero e l'anno di pubblicazione. Non esiste obbligo di autorizzazione alcuna né da parte dell'autore né da parte dell'editore. La cosa potrebbe complicarsi e dare adito a eventuali azioni legali se la recensione venisse pubblicata in un sito web improprio, cioè non a carattere culturale o letterario ma diverso, cioè di altra natura, ad esempio pornografico, perché questo lederebbe l'onorabilità di tutti gli attori concorrenti: autore del libro, recensore, editore della rivista.


02 - (29.09.2007) Ho avuto contatto con l'agenzia letteraria *** e non credo di essere rimasto soddisfatto, però devo anche ammettere che non sono riuscito a capire quali siano i compiti di un'agenzia letteraria. Potete gentilmente riassumermeli.
G. L., Como

Non è una risposta semplice, cercheremo di sintetizzare e ci limiteremo a un'opera di narrativa. Un'agenzia letteraria ha diversi compiti: 1) Valutare la congruità dell'opera ricevuta in esame con le tendenze degli interessi e gusti della società in divenire. Gli elementi di questa valutazione si fondano sulle analisi degli scenari sociali e culturali effettuate da appositi, pochi, centri di ricerca sull'evoluzione della società. 2) Valutare la qualità letteraria dell'opera ricevuta sotto il profilo linguistico. 3) Una volta approvata l'opera, ricercare la più idonea casa editrice per il genere letterario dell'opera. 4) Contrattare i termini del contratto tra l'editore e l'autore e l'agenzia stessa che diventa parte del contratto. 5) Verificare il corretto procedere della casa editrice. 6) Verificare i conteggi annuali o semestrali delle vendite. 7) Ricercare nel mercato editoriale straniero case editrici per la pubblicazione di traduzioni dell'opera.
Prima di raggiungere il punto 3 l'autore dovrà valutare se accettare o meno le indicazioni che l'agenzia può proporre sia sotto il profilo contenutistico che linguistico. In pratica, l'agenzia potrebbe fare delle osservazioni su alcune parti della struttura del libro e richiedere modifiche o integrazioni al fine di accettare la rappresentanza dell'opera. Questo è senz'altro uno dei punti più controversi che alcuni autori considerano lesivo della propria creatività. A questo compito, che possiamo definire istituzionale, molte agenzie letterarie hanno affiancato corsi specializzanti di vario genere, sempre in ambito letterario o editoriale.


01 - (26.09.2007) Vi prego di provvedere alla immedita cancellazione del mio nominativo. Cordialmente.
via mail

Inizialmente pensavamo che lo scrivente ci ingiungesse di cancellare il proprio indirizzo di posta elettronica (un suo diritto), ma noi per abitudine non scriviamo mai a nessuno, solamente agli abbonati, e rispondiamo solamente a quanti ci scrivono. Non inviamo newsletter, non inviamo comunicati, nulla di nulla. Poi a una successiva mail ci specificava che voleva fosse eliminato il suo nominativo legato a una sua recensione a un libro di un altro autore e già pubblicata nel 2004 sulle pagine di una nota e qualificata rivista letteraria italiana. Recensione che avevamo ricevuto dall'autore (abbonato) e pertanto inserita nella sua documentazione. Tutto regolarmente: una volta che l'estensore di una recensione ha accettato che sia pubblicata su una rivista, quella recensione è di dominio pubblico. Quanti (altre riviste o siti web) la ripubblicano sono tenuti per legge ad indicare il nominativo dell'estensore e l'intitolazione della rivista che per prima l'ha pubblicata con relativo numero e anno (Legge 128/2004, art. 65.1: “Gli articoli di attualità, di carattere economico, politico, religioso, pubblicati nelle riviste o giornali, possono essere liberamente riprodotti in altre riviste o giornali, anche radiofonici, se la riproduzione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la rivista o il giornale da cui sono tratti, la data e il numero di detta rivista o giornale e il nome dell'autore, se l'articolo è firmato”). E anche noi ci siamo attenuti alle normative di legge. A quanto detto possiamo aggiungere che questa disposizione di legge è in linea con la sentenza nr. 105/1972 della Corte Costituzionle che recita: “Esiste un interesse generale alla informazione - indirettamente protetto dall’art. 21 della Costituzione – e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee”. La richiesta è pertanto infondata. Oltretutto, la medesima recensione è ripresa in altri siti web.


(24.09.2007) Era tempo che riprendesse questa rubrica che avevo sempre seguito su "Punto di Vista", dalla quale, come autore, ho imparato molto dei meccanismi del mondo editoriale sia della carta che virtuale.
M.A., Roma

Ci fa piacere. Era tempo che volevamo avviare anche in Literary questa rubrica che tanto interesse aveva suscitato nei lettori della cessata rivista cartacea. Adesso riprende.


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