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A un certo punto dell'intervista, a proposito dell'utilità di avviare una Newsletter da parte di Literary, Alberto Liguoro sottolinea che sarebbe utile. Non nascondo che qualche anno fa ci avevamo pensato e poi abbiamo soprasseduto per un motivo molto semplice: riceviamo tutti quotidianamente una grande quantità di mail perlopiù "mail spazzatura" e con difficoltà riusciamo a dividere il grano dal loglio per cui non ci sembrava, e non ci sembra ancor oggi, utile mischiarci in questa massa di mail spesso indesiderate. Riteniamo che la quantità di materiali letterari e di informazioni presenti in Literary siano già un elemento a disposizione degli autori, siano un elemento al quale gli autori accederanno secondo le loro esigenze o i loro desideri. In sintesi non vogliamo 'disturbare' gli autori pubblicizzandoci, siamo già così tanto conosciuti, e lo rileviamo dai dati che ci forisce settimanalmente il provider, che non abbiamo bisogno di segnalare la nostra presenza, che, senza falsa modestia, riteniamo ormai quasi istituzionale.
I contratti stipulati con gli abbonati in scadenza, con tacito rinnovo, al 31 dicembre 2009, vedranno il rinnovo al costo di 40 euro come era l'impegno all'atto dell'accettazione contrattuale. Pagheranno anche nei prossimi anni sempre 40 euro all'atto dei rinnovi a venire. Gli autori che si abboneranno dal 1° gennaio 2010 rinnoveranno l'abbonamento per il 2011 e gli anni successivi sempre al costo stabilito inizialmente stabilito dal contratto di 60 euro l'anno.
E' indubbio, ma questo forse l'abbiamo già detto in altre occasioni, che stiamo vivendo un periodo che passerà alla storia come rivoluzionario e anche se le novità di questi ultimi 15/20 anni ci appaiono cose del tutto normali, suggerisco sempre di immaginare il ritorno del 'nonno' e vedere in lui l'effetto che farebbe trovarsi circondato dai telefonini, dai computer etc. Allo stesso modo non poteva non rimanere contagiato il mondo dell'editoria. Si pubblica moltissimo e magari si legge poco, ma è proprio dal 'molto' che la storia potrà un giorno far emergere l'opera d'arte. Quando Svevo, Pound e Verga (e molti altri oggi famosi autori) hanno pubblicato le opere a proprie spese l'hanno fatto convinti di poter dire e dare qualcosa di nuovo rispetto a quanto veniva prodotto nel loro tempo. Hanno scommesso su sé stessi, non tanto per motivi economici perché tutti i grandi del mondo della letteratura a stento o per nulla vivevano dai proventi delle loro opere. Oggi come ieri non credo che sia cambiato qualcosa, forse sì, però, oggi è più facile agli autori accedere alla pubblicazione. E se questo vantaggio ha anche un rovescio della medaglia fatto di illusioni, dobbiamo convivere con tutte le contraddizioni che ci circondano.
Quello che ci lascia un po' perplessi è quando leggiamo «...il consumo letterario è molto più orientato al romanzo e in generale alla prosa, spostando la poesia verso una posizione di nicchia» e ci piacerebbe raccogliere qualche opinione in merito.
L'editore ha il dovere, nel momento che pubblica in qualsiasi forma, cartacea o multimediale, i materiali degli autori, di mettere in atto tutte le forme possibili di tutela e proprio a questo fine abbiamo voluto che "Literary" fosse registrato al Tribunale proprio come avviene per le riviste cartacee e quindi avesse un direttore responsabile iscritto all'Ordine dei Giornalisti. Nessuna forma di tutela ci potrà tutelare in toto da chi vuole plagiare dei testi, sia che essi siano stampati su carta che pubblicati in internet, però siamo nelle condizioni di legge per poter adire, qualora l'evento dovesse verificarsi, per vie legali al fine del pieno rispetto della legge.
Non pubblichiamo tutte le lettere che ci pervengono, ma solamente quelle che pongono quesiti di generale interesse e, comunque, non pubblichiamo lettere inerenti alle tematiche poetiche o comunque di critica letteraria perché non abbiamo titolo a rispondere. Ci limitiamo alle lettere che propongono quesiti di natura editoriale: problemi sulla distribuzione dei libri, sulla pubblicizzazione dei libri e degli autori etc. Rispondiamo su ciò che conosciamo.
Se nella lettera qui sotto (09) ho esposto le mie personali previsioni riferite alle riviste, un discorso diverso deve essere fatto per il libro. Il libro è per l'autore una tappa del suo percorso letterario e come tale fissa un punto di arrivo da cui ripartire. In questa prospettiva penso che il libro non morirà. Se un'ulteriore considerazione mi sento di proporre all'attenzione è relativa alla visibilità di questo libro una volta edito che, considerati i problemi distributivi delle piccole e medie case editrici, può ottenere una migliore visibilità proprio attraverso internet e proprio attraverso internet potrà avere maggiori possibilità anche di vendita, appunto perché più visibile.
Come ho detto in diverse occasioni "il mondo sta cambiando e noi dobbiamo cambiare con esso". Basterebbe solamente citare l'invenzione della stampa a caratteri mobili con J. Gutenberg verso la metà del Quattrocento e rendersi conto della portata rivoluzionaria che produsse. Oggi stiamo vivendo la nascita di un'altra grande rivoluzione, il mondo di internet che lega fra loro tutti i paesi della terra indipendentemente da qualsiasi confine fisico o politico. La visibilità che si raggiunge attraverso internet non può essere confrontata in termini quantitativi con la visibilità che si ottiene attraverso le riviste cartacee. La mia considerazione è limitata al confronto del ruolo che possono svolgere le riviste e il mondo di internet.
Inizio la mia risposta dall'ultima cosa che lei scrive "cessione dei diritti d'autore derivanti dalla pubblicazione". La chiave sta proprio qui: non ho ancora incontrato un poeta che sia rientrato dai costi di pubblicazione di una raccolta poetica. Sì, perché tutti i poeti che pubblicano lo fanno indistintamente a proprie spese. Qualche grossa casa editrice, per motivi diversi, pubblica le poesie di qualche poeta, noto o meno noti, ma lo fanno per mantenere la propria immagine in questo ambito letterario pur sapendo che non rientreranno dei costi di pubblicazione, ma loro possono...
Sono diversi e contrastanti le opinioni sui blog, quindi mi è difficile tracciare un giudizio complessivo: in alcuni gli autori si scambiano opinioni, in altri pubblicizzano le loro produzioni o esprimono giudizi/recensioni sulle produzioni di altri autori. Mi piace rammentare ciò che scrisse anni fa il compianto Gilberto Coletto, quando ancora imperavano le riviste cartacee: "...la dimostrazione dell’arte letteraria si svolge in ambito più riservato – seppur diffuso – nelle riviste, finanziate perlopiù dagli stessi autori con abbonamento. Quindi noi pratichiamo la lettura di una piccolissima parte degli scrittori operanti." ... "C’è una letteratura editoriale e ce n’è un’altra vastissima dissipata nelle riviste, formata di scrittori dai quali la marginalità e la momentaneità è accettata e direi anche interiorizzata, tanto da conferire anche una particolarità al loro stile." In sostanza segnalava l'mpossibilità di una storicizzazione della produzione degli autori, appunto perché dissipata in strumenti, le riviste, che vengono di fatto lette da un numero sempre limitato di lettori. Segnare un'analogia con i blog non è così fuorviante anche se alcuni, pochi, sono gestiti bene. Il problema è che ormai sono talmente numerosi che nella stessa rete sono difficilmente reperibili e quindi anch'essi contribuiscono a una dissipazione letteraria.
L'annotazione da lei riportatami non è impropria: proibisce la copia dei materiali presenti nel sito (o in una rivista). Il fine, in attuazione della legge sul diritto d'autore, è che siti impropri (di genere non letterario) o nuovi siti letterari possano arricchire il proprio archivio rubacchiando a destra e a manca materiali senza l'autorizzazione degli aventi diritto. Chi sono gli aventi diritto? Nel caso di recensioni: l'autore della recensione, l'autore del libro recensito, l'impresa editoriale proprietaria della rivista o del sito web. La recensione è un caso particolare perché, come abbiamo visto, concorrono tre figure aventi diritto. Su tutte predomina l'autore del libro il quale può utilizzare nei modi (letterari) che ritiene più opportuni le recensioni ai propri libri (inserendole nel proprio sito o in siti di sua scelta). L'unica condizione, definita anch'essa dalla legge, è che siano sempre citati: l'estensore della recensione, la rivista o sito web che per prima l'ha pubblicata e, nei limiti del possibile, l'informazione deve essere integrata dall'anno e il numero della rivista o nel caso di sito web dal mese e anno di pubblicazione. Il tema dei diritti d'autore è molto complesso, qui ne abbiamo esaminato solamente un aspetto.
Penso che si dovrà sempre più rivedere la sbrigativa definizione di "lingua morta" quando si parla di latino, forse morta in Italia (ferocemente combattuta da buona parte del mondo culturale in questi ultimi cinquant'anni, ma soprattutto per motivi politici), ma ben viva sia nel resto d'Europa che in Cina, negli Stati Uniti e perfino nel Congo... non aggiungo altro.
Abbiamo letto anche noi la relazione dell'Ipsos, commissionata da una grande casa editrice italiana e forse da prendere non completamente come oro colato, ma comunque significativa. Non la ritengo così drammatica come molti la vogliono far apparire, considerato che il "mercato dell'editoria aumenta". Semmai si potrebbe fare qualche altra considerazione. Non credo che la percentuale dei lettori sia molto variata in questi ultimi 50anni, poco si leggeva negli anni Cinquanta e poco si legge anche oggi, basti pensare a quanti leggono i quotidiani, spesso sostenuti grazie a sovvenzioni pubbliche. L'aumento del mercato penso sia dovuto al fatto che chi compera libri oggi ne compera più di ieri. D'altro canto la società di oggi non è più quella di un tempo, le comunicazioni (telefonini e internet) hanno rotto i chiusi mondi agricoli o periferici e ci stiamo avviando (forse ne siamo già dentro) verso un nuovo rapporto con la lettura. So di molti giovani che hanno letto libri di grido, come a esempio "Il codice da Vinci", scaricandoli da internet e quindi gratuitamente senza spendere un soldo in libreria, tranquilli di poter buttare nel cestino il file se il libro non piaceva. Ecco, questa possibilità non è possibile col tradizionale libro cartaceo se non a un costo, appunto il prezzo di copertina. Forse proprio attraverso internet si avvierà una nuova stagione di lettura, gratuita, ma sempre lettura.
La questione non è facilmente dirimibile, per certi versi non è distante da quella posta nella lettera nr. 01. La sua recensione è stata stesa o su sollecitazione dell'autore del libro o della nostra redazione. In entrambi i casi, proprio perché la finalità era la pubblicazione sulle pagine di una rivista, strumento di divulgazione per eccellenza, essa diventa patrimonio comune al quale tutti hanno accesso. Le leggi in vigore obbligano chiunque (rivista, libro o sito web) intenda ripubblicarla a riportare le informazioni originarie di appartenenza: nome e cognome dell'autore della recensione, nome della testata o del sito web che l'ha pubblicata, indicando il numero e l'anno di pubblicazione. Non esiste obbligo di autorizzazione alcuna né da parte dell'autore né da parte dell'editore. La cosa potrebbe complicarsi e dare adito a eventuali azioni legali se la recensione venisse pubblicata in un sito web improprio, cioè non a carattere culturale o letterario ma diverso, cioè di altra natura, ad esempio pornografico, perché questo lederebbe l'onorabilità di tutti gli attori concorrenti: autore del libro, recensore, editore della rivista.
Non è una risposta semplice, cercheremo di sintetizzare e ci limiteremo a
un'opera di narrativa. Un'agenzia letteraria ha diversi compiti: 1) Valutare la
congruità dell'opera ricevuta in esame con le tendenze degli interessi e gusti
della società in divenire. Gli elementi di questa valutazione si fondano sulle
analisi degli scenari sociali e culturali effettuate da appositi, pochi, centri
di ricerca sull'evoluzione della società. 2) Valutare la qualità letteraria
dell'opera ricevuta sotto il profilo linguistico. 3) Una volta approvata
l'opera, ricercare la più idonea casa editrice per il genere letterario
dell'opera. 4) Contrattare i termini del contratto tra l'editore e l'autore e
l'agenzia stessa che diventa parte del contratto. 5) Verificare il corretto
procedere della casa editrice. 6) Verificare i conteggi annuali o semestrali
delle vendite. 7) Ricercare nel mercato editoriale straniero case editrici per
la pubblicazione di traduzioni dell'opera.
Inizialmente pensavamo che lo scrivente ci ingiungesse di cancellare il proprio indirizzo di posta elettronica (un suo diritto), ma noi per abitudine non scriviamo mai a nessuno, solamente agli abbonati, e rispondiamo solamente a quanti ci scrivono. Non inviamo newsletter, non inviamo comunicati, nulla di nulla. Poi a una successiva mail ci specificava che voleva fosse eliminato il suo nominativo legato a una sua recensione a un libro di un altro autore e già pubblicata nel 2004 sulle pagine di una nota e qualificata rivista letteraria italiana. Recensione che avevamo ricevuto dall'autore (abbonato) e pertanto inserita nella sua documentazione. Tutto regolarmente: una volta che l'estensore di una recensione ha accettato che sia pubblicata su una rivista, quella recensione è di dominio pubblico. Quanti (altre riviste o siti web) la ripubblicano sono tenuti per legge ad indicare il nominativo dell'estensore e l'intitolazione della rivista che per prima l'ha pubblicata con relativo numero e anno (Legge 128/2004, art. 65.1: “Gli articoli di attualità, di carattere economico, politico, religioso, pubblicati nelle riviste o giornali, possono essere liberamente riprodotti in altre riviste o giornali, anche radiofonici, se la riproduzione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la rivista o il giornale da cui sono tratti, la data e il numero di detta rivista o giornale e il nome dell'autore, se l'articolo è firmato”). E anche noi ci siamo attenuti alle normative di legge. A quanto detto possiamo aggiungere che questa disposizione di legge è in linea con la sentenza nr. 105/1972 della Corte Costituzionle che recita: “Esiste un interesse generale alla informazione - indirettamente protetto dall’art. 21 della Costituzione – e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee”. La richiesta è pertanto infondata. Oltretutto, la medesima recensione è ripresa in altri siti web.
Ci fa piacere. Era tempo che volevamo avviare anche in Literary questa rubrica che tanto interesse aveva suscitato nei lettori della cessata rivista cartacea. Adesso riprende. |
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